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Sequenza 3 di 3 - Cerchi del purgatorio: Vedo e non Dispero - Rassegnazione

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Sequenza 2 di 3 - Cerchi del purgatorio: Non vedo e dispero - Negazione

Questa particolare sequenza di tre cerchi è leggermente più grande delle altre due, per dare maggiore enfasi. Rappresenta la fase in cui avviene la metamorfosi della disperazione che non abbandona più nessuno dopo aver visto il “peccato”. Infatti, neanche lo sforzo di chiudere gli occhi, sino a sembrare di non averli più, può cancellare la visione del “peccato”. I buoni e i cattivi risultati delle nostre parole e delle nostre azioni si vanno distribuendo, presumibilmente in modo alquanto uniforme ed equilibrato, in tutti i giorni del futuro, compresi quelli, infiniti, in cui non saremo più qui per poterlo confermare, per congratularci o chiedere perdono. José Saramago, libro Cecità L'opera è stata realizzata in gres ad alta temperatura, 1260°C, in fornace a legna; cristallina base cenere e colorazione in ossido di ferro puro; composta da: tre dischi diametro 13 cm, altezza 3cm.  Opera disponibile
In un giorno come tanti, ti arriva una foto del genere, che mi fa stare bene. Una composizione che parla da sola: la beagle che fa «yoga» letteralmente attorniata dalle mie creazioni. Grazie Giuseppe e Valeria e naturalmente a Maya per la posa!  

Sequenza 1 di 3 - Cerchi del purgatorio: Vedo e Dispero - Choc

Questa prima sequenza, uguale all’ultima per dimensione, rappresenta l’incipit della sequenza immaginaria che porta dalla disperazione e alla rassegnazione. Infatti i visi hanno gli occhi aperti e la bocca deformata dal grido istintivo, spinto dallo choc dalla visione del “peccato”, dal prendere coscienza.  Fondamentalmente penso che l’angoscia del vivere quotidiano in contesti difficili, tra mille paure e preoccupazioni, possa generare una forte disperazione, che può indurre a credere di dover scontare peccati mai commessi:  «Se siamo qui, sarà forse, per scontare un qualche peccato?». Abbiamo tutti i nostri momenti di debolezza, per fortuna siamo ancora capaci di piangere, il pianto spesse volte è una salvezza, ci sono circostanze in cui moriremmo se non piangessimo. José Saramago, libro Cecità L'opera è stata realizzata in  Gres ad alta temperatura, 1260°C, in fornace a legna; cristallina base cenere e colorazione in ossido di ferro puro; composta da: tre dischi diametro 13 cm,

Germinazione delle idee #1

La germinazione è sicuramente il concetto al quale sono più affezionato. Contiene in sé tutto il significato di idea, intesa come forza naturale che spinge verso la vita. Come il germe del seme che spinge verso l’alto, per uscire dalle tenebre della terra, verso la luce. Il germe spinge senza sapere se prima o poi vedrà la luce, forse inconsapevole dell’esistenza stessa della luce, eppure con una fede cieca si muove e si contorce per trovare la strada verso la vita, sfuggire alla tenebra. Penso sia questa la migliore metafora per descrivere le mie idee: si formano apparentemente dal nulla, sempre all'improvviso, poi germinano, si attorcigliano fintanto che non trovano un modo per manifestarsi e diventare realtà.  In origine l’intera sequenza avrebbe dovuto essere di nove dischi, ma poi per le varie vicissitudini e l’abbandono repentino del laboratorio, l’ho dovuta ripensare in due sequenze da tre dischi ognuna. Rispetto agli schizzi penso che sia venuto meglio così, mi piace di

Pratica disegno #10: sette forme di veneri

Mi è sempre piaciuta la venere di Willendorf, ha qualcosa di veramente ancestrale, un alone di mistero. Un'idealizzazione, un vero esercizio di astrazione della figura della donna, sicuramente un’opera d’arte, che indica la capacità dell'umanità di andare oltre la forma, oltre a quello che l’occhio vede. Qualcuno ha cristallizzato la realtà che viveva migliaia di anni fa, facendo della scultura un messaggio, perché l’essere umano ha la necessità di comunicare, di raccontare. Avevo disegnato questi schizzi qualche tempo fa e ora li ripropongo su qualche disco che era rimasto vuoto in una scatola. Non amo particolarmente buttare cose su cui ho lavorato tanto. Ho fatto questi graffiti partendo dalla figura di abbondanza della venere di Willendorf e immaginando che più passano i secoli e più l'ideale di donna diventa praticamente filiforme. Considerato che se nelle tribù primitive, una giustificazione pratica esiste, ad oggi non ve ne è alcuna, a scagionare media e industri