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Visualizzazione dei post da 2020

Megalomania: Io, uno e trino!

Si tratta di tre dischi che raccontano tre momenti diversi della vita:

Momento della forza (Gioventù), un fiume in piena rende tutto possibile;
Momento del dubbio (Maturità), nuvole coprono i migliori intenti;
Momento dell’accettazione (Vecchiaia), come su una moneta convivono due facce, coesistendo in completa antitesi.
Non mi dilungo, oltre, non c’è altro da aggiungere a parte la “leggera” blasfemia del titolo, una sorta di estrema unzione!
L'opera è stata realizzata in gres ad alta temperatura, 1260°C, in fornace a legna; cristallina base cenere e colorazione in ossido di ferro puro; composta da: due dischi diametro 15 cm, altezza 7cm.








Opera Disponibile

Stagno #2: Vento

Devo riprendere il precedente post “Stagno #1: Sasso” perché questa seconda creazione è la sua naturale continuazione, una sorta di seconda parte.
Anche in questa sequenza ho pensato all’evento che altera la quiete dello stagno, acqua morta e ferma per eccellenza.
A differenza del violento e irruento evento scatenato dal sasso, c’è un altro elemento che genera altrettante alterazioni più subdole e durature: il vento.
Il vento, genera prima increspature, e man mano rinforza, diventando vere e proprie onde, che nello stagno si propagano altrettanto velocemente quanto quelle generate dal sasso.
Eppure si tratta di eventi diversi, il vento si fa sentire, in un certo senso si preannuncia. 
L’insistente azione del vento renderà più difficile e in taluni casi impossibile il raggiungimento dello stato di quiete precedente. Le acque torbide dello stagno diverranno sempre più scure fino a diventare nere come il fango dello stige. Le increspature sicuramente, alla fine, si acquieteranno e tutto o al…

Stagno #1: Sasso

Riprendo il concetto della precedente post “Cerchi concentrici: il sasso nello stagno” perché penso che ci sia molto altro da approfondire.
In questa sequenza ho pensato all'evento che altera la quiete dello stagno, acqua morta e ferma per eccellenza. Il sasso scagliato nello stagno è il momento dello sconquasso, gradi schizzi d’acqua, che per un istante sembrano voler cambiare l’ordine naturale delle cose, onde che si propagano velocemente pronte a scuotere la superficie e il fondale oscuro. Ma si tratta di un evento improvviso, un fuoco di paglia, un attimo di pura violenza destinato a spegnersi altrettanto velocemente di come si è manifestato. Basta poco e le ultime increspature si acquieteranno e tutto ritornerà all'apparente quiete dell’acqua morta.
Il sasso è metafora dell’evento che scuote nel profondo, generando conseguenze drammatiche. Evento che per chi non lo vive (e quindi lo vede dall'alto) altro non è che un increspatura. Nei due dischi laterali (dx e sx) si ve…

Nulla cambia tutto si "replica"

Ogni cerchio contiene tre semisfere in rilievo, con un “taglio” abbozzato di forma geometrica (tondo, quadro e triangolare) nel centro rispetto all'osservatore che vi si pone frontalmente.
Ogni semisfera ne genera un’altra, tutte segnate dallo stesso “seme” destinato a ripetersi come nei frattali, aumentando e diventando sempre più grande. Nulla cambia: il “seme” quadrato genera solo e soltanto altri quadrati, come il tondo genera un altro tondo e il triangolo genera un altro triangolo e così via. O almeno, finché, la sequenza non venga interrotta. E se invece, l'incessante ripetizione abbia un senso che non sia possibile arrivare a comprendere? Dopotutto, un proverbio che sento dire, sin da quando ho memoria, recita: “chi nasce tondo non muore quadrato”. 
L'opera è stata realizzata in Gres ad alta temperatura, 1260°C, in fornace a legna; cristallina base cenere e colorazione in ossido di ferro puro; composta da: tre dischi diametro 15 cm, altezza 6cm.






Opera Disponibile









A casa di amici ...

... spazio dedicato

Cerchi concentrici: il sasso nello stagno

In questa serie – cerchi concentrici – graffiati sulla superficie.
Alcuni tratti anche se interrotti, parzialmente cancellati, hanno di per se un'identità così precisa, che ne basta un brevissimo tratto per intuire la direzione e la forma. 
Il cerchio, inteso come figura geometrica, ha questa caratteristica: anche se ne manca più di un quarto, o che non sia completamente chiuso, continua ad avere una sua identità di “cerchio” tanto da spingerci a chiuderlo con la nostra immaginazione. È una forma così ancestrale che secondo me ha la forza di attrarre sempre la nostra attenzione.
In particolare, ho proposto differenti tipi di tratto, dal verde sfumato con macchie scure, ai neri grossi in rilievo bruciati come lava fredda, ai sottili e calligrafici cerchi in marrone. Tutti presentano  vari gradi di interruzioni, che si originano sempre dal centro verso l’esterno.
L'opera è stata realizzata in Gres ad alta temperatura, 1260°C, in fornace a legna; cristallina base cenere e colorazione…

Ordine e caos interrotto

Si cambia registro, dai disegni a qualcosa di più impegnativo. Con questa serie inizio ad ampliare la paletta di colori basici partendo da ossidi puri, presenti in natura. In questa tris sperimento – macchie – di blue, marrone e nero, con ossidi in purezza per avere tutte le sfumature possibili combinazione con la mia cristallina. Si va dal colore in forma granulare “terrena”, al vetro fuso liscio “perfetto”. 

L’ordine è dato dalla disposizione del materiale sulle superfici, mentre, il caso è dettato dalla fusione. 

La forza del fuoco, spinto fin quando la luce emessa dalla fornace diventi accecante: il momento in cui bisogna fermare tutto, interrompere il “caldo” caos, affinché tutto prenda forma nel “freddo” ordine.
L'opera è stata realizzata in Gres ad alta temperatura, 1260°C, in fornace a legna; cristallina base cenere e colorazione in ossido di ferro puro; composta da: due dischi diametro 13 cm, altezza 2,5cm.





Opera Disponibile


Pratica disegno #9: Bambini persi

Come si fa ad aver paura di un viso? 
Se ogni viso è unico e se ogni paio d’occhi è lo specchio dell’anima, allora di cosa abbiamo paura? 

Forse degli occhi vacui, senza pupille, sguardi senza direzione, senza futuro.
Oppure dei visi scuri, sporchi, sfregiati dalla vita, che scrutano l’osservatore mettendolo a disagio.
Ma, non sarà, la solita storia della paura del diverso?
L'opera è stata realizzata in Gres ad alta temperatura, 1260°C, in fornace a legna; cristallina base cenere e colorazione in ossido di ferro puro; composta da: tre dischi diametro 13 cm, altezza 2,5cm.



Opera disponibile

Pratica disegno #8: Dis-graziato oriente, due enso

Inutile riprende la polemica del precedente post, peraltro sterile in quanto fatta solo per il mio esclusivo diletto. In questa composizione ho disegnato due enso speculari, come a guardarsi: due vite, due percorsi, che hanno avuto spinte in diverse direzioni pur tornado irrimediabilmente verso il proprio centro, verso loro stessi. 

Il disegno è più graffiato, presenta parti in rilievo unite a parti molto ruvide e spesse al tatto. Penso sia un bel tratto molto pieno che in foto non rende molto bene. 

È un simbolo della calligrafia orientale che mi ha sempre affascinato: Il tratto del pennello intinto una sola volta, schiacciato sul foglio e trascinato in una rotazione vitale finché non ci sia più inchiostro per chiudere il cerchio. Una splendida metafora. Qualunque sia la quantità di inchiostro (tempo) a nostra disposizione ci trasciniamo finché c’è vita, ognuno nel suo verso, ma tutti seguendo il cerchio che ci spinge a ricongiungerci con noi stessi e forse anche con l’universo.
É un si…

Pratica disegno #7 :Dis-graziato oriente, due Unalome

L’Unalome è un simbolo che come tutti gli altri del mondo buddista e orientale è stato adottato dalla mentalità schematica e didascalica occidentale. Ho visto questo simbolo violentato in mille modi come del resto anche quello del post successivo, l’Enso. La simbologia dell’oriente è vittima della superficialità consumistica e capitalistica che né vuole sfruttare il fascino per globalizzare il senso estetico ed avere simboli riconoscibili in tutto il mondo. Infatti questi simboli sono ormai ovunque, in tutti i continenti, è sono diventati “fighi” (termine orribile) riconosciuti e assimilati dalla massa che è ben contenta di acquistare merci o servizi che ne rechino vaghi rimandi mistici orientaleggianti.
Questa non è una lezione ma un’opinione, ho ritratto il simbolo originale molto ossidato e invecchiato, quasi “muschiato” (inizio ad usare l’ossido di rame in aggiunta a quello di ferro), a voler rimandare al vero significato dell’Unalome: la dualità, uomo donna, maschio femmina, negat…

Pratica disegno #6: Dis-graziato oriente, tre daruma

Anche di questi ne vorrei fare delle piccole sculture, per il momento ho preferito comunque disegnarle in modo definitivo. Anche perché con questa tecnica il disegno sarà intatto almeno per i prossimi diecimila anni, loro non invecchieranno.

Un ottimismo infuso dallo stesso soggetto, i daruma o bambole dharma, ispirate al primo monaco buddista, Bodhidharma, che fondò il buddismo zen in Giappone. Filosofia a parte, le credenze e le leggende attorno ai daruma sono tantissime, ma quello che più mi interessa anche questa volta è il significato nascosto dietro la stilizzazione della forma e la metafora dietro a queste maschere.

La cosa più interessante è che tutte queste bambole in origine sono orbe cioè hanno gli occhi bianchi senza pupilla. Tradizionalmente in Giappone si disegna una sola pupilla esprimendo un desiderio e si disegna la seconda solo e soltanto se quando questo si sarà avverato.
Ma i daruma, quelli veri, quelli significanti, sono fatti in legno e vengono bruciati nei temp…

Pratica disegno #5: La danza degli astri

Ho pensato di raffigurare un’eclissi stilizzata facendo lo stesso ragionamento dell’opera precedente “la danza delle gru”:  quello che vediamo manifestarsi davanti ai nostri occhi talvolta ha più significato sul piano metaforico, che su quello puramente fisico. 

L’eclissi porta con se il turbamento della coscienza, perché avviene quello che normalmente non ci si aspetta. Non accade per magia, ci sono sempre indizi, o movimenti nel caso degli astri. È affascinate la perpetua ripetizione dei corpi celesti, che pur restando nelle loro orbite, si “congiungono” e si “oppongono” continuamente tra loro. 

Penso che comunque vadano le cose, tra un alba e un tramonto, ci sarà il giorno in cui ci sarà un’eclissi totale: ombra in attesa di coglierci. Ultima sequenza, per il momento, che riprende il concetto della precedente opera “Maledetta Magna Grecia!”.
L'opera è stata realizzata in gres ad alta temperatura, 1260°C, in fornace a legna; cristallina base cenere e colorazione in ossido di ferro …

Pratica disegno #4: Polluce e le “mie” maschere

Ho scelto tre maschere della tragedia greca dal catalogo di Polluce, che trovo proprio attuali. Visi nascosti da maschere nate per amplificare uno stato d’animo, oggi sono sfuggite dai teatri e dalla storia. Una società che amplifica solo indifferenza, disperazione e apparenza. 
Ecco le maschere che propongo, volutamente in questo preciso ordine partendo da sinistra:
Nella prima ho tratto ispirazione dalla maschera Mesokouros prosphatos. Una giovane donna coi capelli non acconciati di media altezza tagliati da poco tempo, la sua espressione indifferente contemporaneamente distesa, dura, quasi violenta.
Nella seconda ho rivisto i tratti della Mesokouros ochrá. Una donna di bel aspetto, con capelli ben acconciati e morbidi boccoli che contrastano fortemente con l’espressione contratta e accigliata. La sua bocca aperta, interrotta tra l’urlo e lo sconcerto.
Infine per la terza ho cercato la maschera Mélas anér. Un uomo maturo, ma ancora relativamente giovane, nella pienezza delle sue forze.…

Pratica disegno #3: La danza delle gru

Un lavoro con linee più sottili e dettagliate, non è “piatto” come può sembrare dalla foto: le parti più scure in realtà sono opache e bruciate, molto simili allo sgraffio non ricoperto. Questa tecnica è veramente ancora tutta da scoprire, spero di riuscire ad avere i mezzi nei prossimi mesi per continuare a sperimentare.
La danza delle gru è enigmatica, penso che sia la metafora per eccellenza della vita: ritornare sui propri passi, legarsi indissolubilmente, migrare e tornare. In realtà l’esecuzione delle figure distrae dal vero significato della danza. Infatti, per Teseo danzare diventa una necessità per uscire dal labirinto di Minosse, e quindi sfuggire alla morte. La sequenza che ho riprodotto riprende il concetto della precedente opera “Maledetta Magna Grecia!”. In sostanza una bella maschera secondo i criteri estetici della massa, unita alla rigida formalità della “società impersonale”* garantiscono,sicuramente per gli “automi” che la vivono, il successo materiale nella vita. Un…